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I viaggi del Randonneur 2010
I VIAGGI del 2010
SULLE STRADE DEL GIRO
Chiavenna-Maloja-Devero-Cascata del Toce-Passo del Vivione-Passo della Presolana-Omegna-Devero
1-9 luglio 2010
di Marco Fortis
Chiavenna-Passo del Maloja-Chiavenna, 1 luglio 2010 - Quando sembra che la stagione ciclistica sia indirizzata in modo poco positivo e ci si sente un po' giù fisicamente e moralmente, può capitare un momento magico che cambia completamente lo stato d'animo e fa ritrovare nuovi stimoli. E' ciò che mi è successo nei primi nove giorni di luglio, quando sono riuscito finalmente a percorrere un bel po' di chilometri e circa 7.000 metri di dislivello in salita su strade in prevalenza nuove, oltre che su vecchi percorsi classici della nostra zona. Il tutto grazie a qualche ritaglio di tempo durante alcune trasferte di lavoro, a un paio di week-end in montagna e a condizioni meteo finalmente favorevoli dopo uno dei mesi di giugno più piovosi degli ultimi anni.
Il tutto è cominciato il 1° luglio quando, dopo un convegno a Lecco, mi sono diretto a Chiavenna per affrontare la salita del Passo del Maloja, percorsa in discesa lo scorso anno dal Giro d'Italia. Lasciata l'auto in un comodo parcheggio ombreggiato, ho affrontato i primi facili e pedalabili chilometri dominati dalle cascate dell'Acquafreggia immergendomi in una cappa di afa assolutamente eccezionale. Il caldo è continuato anche dopo il confine con la Svizzera, praticamente fino in cima al Passo, costringendomi a riempire la borraccia innumerevoli volte.
La salita del Maloja, di circa 22 chilometri, è alquanto insidiosa perché parte facile ma poi presenta vari tratti ingannevoli, a causa dell'ampiezza della sede stradale e dei lunghi rettilinei, che sembrano abbordabili ma in realtà sfoderano pendenze spesso superiori al 10%. Occorre dosare le forze senza strafare. Il percorso nella parte centrale si snoda tra campagne verdeggianti e graziosi paesini. In settimana il traffico automobilistico non è particolarmente intenso.
Dopo Vicosoprano, piccolo centro abitato dominato dall'imponente diga dell'Albigna, la strada comincia a salire più imperiosamente entrando nel bosco. Ho effettuato quasi tutto il percorso in compagnia di due giovani ciclisti svizzeri che, partiti da Savognin, hanno prima superato il Passo dello Spluga da Splugen, poi sono scesi a Chiavenna e, valicato il Maloja, sono ritornati a Savognin scalando anche il Julierpass: un bellissimo ed impegnativo circuito ciclistico!
Un po' di gocce di pioggia ci hanno accompagnato negli ultimi chilometri, mentre in lontananza si udivano minacciosi i tuoni di un temporale. Dall'abitato di Casaccia inizia la parte più suggestiva della salita. Superato un primo contrafforte della montagna, comincia il ripido tratto conclusivo del Maloja caratterizzato da numerosi tornantini che in poco tempo portano al valico: nelle strette curve occorre prestare particolare attenzione alle auto che scendono spesso a grande velocità. Quando il traffico cessa e il rombo dei motori si allontana si resta soli nel bosco silenzioso a pedalare ascoltando il delicato suono metallico della catena e il ritmo del nostro respiro.
Dopo un breve spuntino ad un chiosco ho dovuto rinunciare alla breve salita che avevo in programma sino allo Julierpass da Silvaplana a causa di un temporale in arrivo. Chissà che fine avranno fatto i due svizzeri? La discesa del Maloja è di gran classe, velocissima nella parte centrale dove le curve sono rare. Superata la dogana, in men che non si dica mi sono ritrovato a Chiavenna. Il tempo di acquistare una slinzega di carne secca da portare a casa nostra in montagna ed ero già in viaggio per Lecco sulla via del ritorno verso Milano.
Omegna-Baceno, 2 luglio 2010 - Tornato dal lavoro verso mezzogiorno, ancora un po' appesantito dalla salita del giorno precedente, viste le condizioni di bel tempo, mi sono detto: perché non raggiungere la nostra casa all'Alpe Devero in bicicletta? Così ho convinto la famiglia a salire in montagna per il week-end separati: io in bici, loro in auto.
Sfrecciare su due ruote nella calura del primo pomeriggio da Omegna a Domodossola, passando per la solitaria strada di Ornavasso-Megolo-Piedimulera, spinti da un leggero vento a favore, è un vero piacere. A 35 Km/h l'aria rinfresca il ciclista che può così lasciarsi alle spalle quasi come fosse un avversario la canicola che lo insegue senza però mai riuscire a raggiungerlo. La strada si snoda tra i campi dove il mais è già alto e dopo poco più di un'ora dalla partenza da Omegna, raggiunta prima Villadossola dove l'asfalto pare liquefarsi sotto il sole, entro finalmente in Domodossola. Sulla circonvallazione mangio una barretta e prendo un po' di zuccheri in vista della impegnativa salita di 1.500 metri di dislivello che mi attende da Preglia a Devero.
Giunto a Baceno in meno di due ore totali da Omegna, dopo aver tenuto un discreto ritmo, purtroppo sono stato bloccato da un improvviso e furioso temporale ed ho dovuto rinunciare a proseguire. Fortuna che le ragazze, fermatesi a Domodossola dalla nonna, sono arrivate proprio in quel momento e hanno potuto così caricare me e la bici inzuppati d'acqua sull'auto.
Alpe Devero-Diga di Morasco-Goglio, 5 luglio 2010 - Dopo due rilassanti giorni di vacanza in montagna sono partito in bicicletta alle 10:30 dall'Alpe Devero in direzione della Cascata del Toce. L'idea iniziale era di raggiungere la meta e poi rientrare direttamente ad Omegna in bici, ma poi nel corso della giornata, come dirò più avanti, ho cambiato programma.
Sceso a Baceno, illuminando con delle torce le buie gallerie, ho cominciato la salita verso la Cascata del Toce in una splendida giornata di sole, fresca e ventilata. Pedalando i miei ricordi sono tornati indietro negli anni al giorno in cui con tutta la squadra della Iride siamo saliti in Val Formazza a vedere l'arrivo del Giro d'Italia: quella fu l'ultima vera salita di Marco Pantani, il giorno in cui Simoni trionfò all'arrivo della Cascata.
Pedalando tra Premia e San Rocco, costeggiando il fiume Toce, la bici fila tra i campi dove i contadini tagliano il fieno, mentre di tanto in tanto il silenzio è rotto dallo scoppio delle mine delle cave che rimbomba tra le montagne. Dal fiume sale alle narici il caratteristico ed intenso odore delle acque sabbiose di queste parti misto a quello delle felci bagnate nelle quali i pescatori sono soliti conservare le trote appena pescate.
La giornata è così bella che comincio a valutare la possibilità, una volta raggiunta la Cascata, di scendere a Baceno e risalire poi all'Alpe Devero. Perciò rallento un po' il ritmo per risparmiare energie per il ritorno. Poco prima dei tornanti delle Casse sono raggiunto da un giovane ciclista di Angera. Scopro non soltanto che è amico dei ciclisti Giucolsi e, soprattutto, del grande Contini ma che è partito anch'egli dall'Alpe Devero, dove si trova in vacanza presso la località Crampiolo, da cui è sceso a piedi di buon mattino sino all'auto per prendere la bici. Decidiamo pertanto di pedalare sino alla Cascata del Toce e di tornare poi insieme in Devero.
A Sottofrua scattiamo alcune foto. Quindi, superata la Cascata, conduco l'improvvisato compagno alla scoperta di Riale e del Lago di Morasco, dove egli non è mai stato. Ci attardiamo a mangiare un panino alla "Walser Stube", poi scendiamo a precipizio verso valle mentre il caldo si fa sempre più intenso. Arrivati a Baceno i gradi sono ormai più di trenta. Iniziamo la salita verso Croveo in un clima tropicale che ci spinge a fermarci più volte per rabboccare le borracce ad alcune fontane. Ma è destino che anche questa volta non riesca ad arrivare in bici all'Alpe Devero. Infatti, Giulia mi telefona per dirmi che lei e la mamma sono già partite e stanno scendendo con l'auto. Devo perciò salutare l'amico che sale solitario verso il Devero mentre io mi fermo a Goglio all'Albergo Villa Gina a bere un meritato tè freddo e ad aspettare la famiglia.
Dezzo di Scalve-Passo del Vivione-Dezzo di Scalve-Passo della Presolana, 7 luglio 2010 - Dopo alcuni appuntamenti di lavoro al "Km Rosso" nei pressi di Bergamo, parto per una bella impresa ciclistica da tempo programmata. Mi inoltro in auto in Val Seriana passando per Clusone e Rovetta diretto al Passo della Presolana. Di lì scendo nella isolata Val di Scalve sino a Dezzo, piccolo paesino in cui si incrociano la strada della "via Mala" e per Darfo Boario Terme, quella per la Presolana e quella del Passo del Vivione.
Trovato il solito parcheggio strategico in ombra, inforco la bici e parto finalmente per il passo del Vivione che desideravo da tempo scalare. Qui, nel Giro d'Italia di tre anni fa, fu protagonista in discesa Di Luca, poi in fuga anche sul passo della Presolana sino al traguardo del Monte Pora.
La salita del Passo del Vivione da Dezzo è caratterizzata da due diversi tronconi: il primo sale fino a Schilpario, ridente stazione turistica, con alcuni tratti caratterizzati anche da discrete pendenze; segue una breve discesa ed un falsopiano di circa 3-4 Km fino alle vecchie miniere che oggi i turisti visitano in trenino; quindi inizia il secondo troncone, il più affascinante, che porta fino al Passo. Quest'ultimo tratto a sua volta si divide in due sezioni distinte: nella prima, dove non mancano alcuni tratti ripidi, si attraversano con numerosi tornanti prima un fitto e gradevole bosco ombreggiato e quindi una serie di pascoli con molte mucche pezzate; superato un rifugio, inizia infine l'ultimo troncone, con imponenti precipizi che fanno rabbrividire. Per fortuna che in questa parte conclusiva le pendenze non sono proibitive: guai a distrarsi, se si guarda verso valle si corre il rischio di avvertire le vertigini!
Quando la strada si inoltra finalmente nella valle laterale si prova davvero un sospiro di sollievo. Lasciati i precipizi alle spalle si raggiunge il Passo del Vivione in pochi minuti, dove ci si può ristorare presso l'omonimo rifugio. Bevuto un dissetante tè freddo, comincio la discesa con grande prudenza. Sui precipizi tengo addirittura staccato uno scarpino dal pedale per prudenza. La strada è così stretta che basta incrociare un auto per finire nella scarpata. Con la scusa psicologica di dovermi fermare più volte per scattare un po' di foto panoramiche, evito di prendere eccessiva velocità.
Superati i tratti più pericolosi, la discesa in seguito è gradevolissima ed aiuta a sopportare la calura. Attraverso di slancio Schilpario e in un battibaleno raggiungo il mio campo base a Dezzo. Qui lascio lo zaino in auto, mi alleggerisco dei pesi superflui e comincio l'ultima fatica della giornata: gli 8 ripidissimi Km che portano al Passo della Presolana. Le pendenze in tre lunghi distinti passaggi superano anche il 14%. Salgo a ritmo tranquillo godendomi le ultime pedalate di questa salita che non lascia respiro. Man mano che si sale i panorami verso valle appaiono grandiosi. In vetta minacciose nuvole nere fanno pensare ad un temporale in arrivo: appena il tempo di una foto con l'autoscatto, per poi scendere veloci di nuovo a Dezzo, balzare in auto, rifare la Presolana per la terza volta ed arrivare giusto in orario a Milano per la cena e la semifinale dei mondiali di calcio sudafricani Spagna-Germania.
Omegna-Alpe Devero, 9 luglio 2010 - Chi la dura la vince: alla terza volta finalmente riesco ad arrivare in bici all'Alpe Devero dopo essere stato respinto la prima dal temporale e la seconda dalla mancanza di tempo. Stavolta tutto fila liscio, a parte il caldo che uccide ma non può certo fermare il mio entusiasmo, corroborato nuovamente dalle recenti salite su molti mitici itinerari dei Giri d'Italia degli ultimi anni.
Le foto












