Menu principale:
Gran Fondo 2010
PRESENTAZIONE - INFORMAZIONI - REGOLAMENTO - PERCORSO GARA - LOGISTICA -MODULO PRESCRIZIONE SINGOLA - COMULATIVA - LOCATION - MONTEPREMI - ISITITUZIONI - SPONSOR VOLANTINO - BROCHURE - MTB FORUM -
POOVA
GYTR
LOGISTICA
PARCHEGGI
In prossimità del ritrovo ritiro pacchi, saranno disponibili parcheggi riservati ai concorrenti. Lunedi' mattina, vi è ampia disponibilità nelle immediate vicinanze della partenza.
COME SI RAGGIUNGE OMEGNA
da Torino: Autostrada A4 direzione Milano, raccordo Autostrada A26 direzione Sempione Confine di Stato, a Gravellona Toce Uscita Cartello Gravellona Toce si prosegue su statale SS 34 per OMEGNA. Arrivati ad Omegna seguire le indicazioni pe Centro Sportivo di Bagnella Piazzale Lodi
da Milano: Autostrada A8 direzione Sesto Calende, raccordo Autostrada A26 direzione Sempione Confine di Stato, a Gravellona Toce si prosegue su statale SS 34 per abitato di Omegna, Arrivati ad Omegna seguire le indicazioni per Centro Sportivo di Bagnella piazzale Lodi
da Locarno (CH): Statale SS 34 per Cannobio Verbania Gravellona Omegna. Arrivati nell'abitato di Omegna seguire le indicazioni per Centro Sportivo di Bagnella Piazzale Lodi
LA CITTA' DI OMEGNA
Le origini
L'insediamento antico del territorio è provato dai ritrovamenti archeologici della frazione di Cireggio, dove in località San Bernardo si sono rinvenuti frammenti fittili e litici della tarda età del bronzo e del ferro, e del monte Zuoli, dove si è individuato un altare protostorico e un possibile scivolo rituale.
Priva di fondamento è l'ipotesi, proposta dallo storico Antonio Rusconi[1], che vorrebbe il lago d'Orta popolato dagli Osci (nome che gli eruditi locali avevano ricavato da "Oscela", ritenuto l'antico nome dell'Ossola) di origine iberica, dal cui dialetto sarebbe derivato (da umacia = lago) il toponimo Humana-Umenia-Vemenia. Un'altra leggenda è quella che fa derivare il nome di Vemania da "Vae moenia" (Guai a voi o mura!) maledizione che Giulio Cesare avrebbe scagliato contro le formidabili mura della città. Queste e altre ipotesi (come quella sul favoloso popolo degli Usii), sono da relegare tra i miti creati da una certa erudizione, più ricca di amor di patria che di spirito critico.
Il medioevo e l'età moderna
Nel 1221 Omegna si diede al Comune di Novara seguendo le vicende del Novarese in età medievale e moderna.
I moti giacobini - Napoleone - l'Ottocento [modifica]
Anche il novarese fu percorso dalla ventata libertaria e repubblicana conseguente alla rivoluzione francese. Nel 1796 fallì un complotto del pallanzese Azari, che intendeva sollevare la regione per farne un dipartimento autonomo. Nel 1798 il generale francese Léotaud sbarcò a Pallanza con una schiera di armati, occupò Cannobio e parte dell'Ossola; ma finì sbaragliato dalle truppe sabaude del marchese d'Oncieux tra Gravellona e Ornavasso. All'alba del 29 maggio venne fucilato ad Omegna il ventenne milanese Graziano Belloni, fatto prigioniero in quel frangente. All'esordio di Napoleone il Cusio fu occupato dai francesi, poi dagli austriaci. In seguito il cantone d'Omegna, sottoposto al V distretto con sede ad Arona, fece parte del dipartimento dell'Agogna nella Repubblica Cisalpina (1800); con il regno italico voluto da Bonaparte (1805) fu sottoposto alla vice prefettura aronese. Sconfitto Napoleone, nel 1815 il congresso di Vienna sancì la restaurazione dei Savoia; gli omegnesi - conservatori per indole - salutarono con gioia il ritorno di Vittorio Emanuele I.
L’epoca moderna
Da metà Ottocento vennero impiantate in paese importanti fabbriche: la Ferriera, il Fabbricone. Agli albori del Novecento altri pionieri (come i Cane della Valle Strona, i Lagostina di Pedemonte) trasformarono il borgo in un vivace centro industriale, incrementandone la popolazione con mano d’opera immigrata. Nel 1913 Omegna venne collegata con Pallanza da una tranvia elettrica. Nel 1928 le furono aggregate le attuali frazioni; nel 1939 divenne città.
Nel corso della seconda guerra mondiale la resistenza novarese ai nazi-fascisti ebbe inizio in zona, con la figura romantica di Beltrami; proseguì poi nei lunghi mesi, in un avvicendamento di lutti (60 caduti compresi i civili) e di successi. Omegna fu una base della liberazione partigiana dell'Ossola nel settembre 1944. La liberazione di Omegna avvenne il 24 aprile 1945, mentre le truppe angloamericane passavano il Po, e nelle città del nord Italia ancora occupate dalle truppe nazi-fasciste scattava l'insurrezione generale ordinata dal CLNAI. Tale data ora viene ricordata nel nome della piazza dove si trova il municipio cittadino.
Monumenti
Chiesa di Sant'Ambrogio
Costruzione tardo-romanica a tre navate con cappelle laterali e ossario (trasformato in cappella della Madonna di Lourdes). Dell'edificio medioevale conserva parte del fianco meridionale, il tiburio, il campanile e la facciata. Il campanile molto alto a pianta quadrata e muratura liscia è aperto nei piani inferiori da feritoie, poi da monofore, bifore e negli ultimi due piani da trifore con colonnine in pietra e capitello a stampella, ha scala interna d'accesso ai piani ricavata nello spessore della muratura e la decorazione ad archetti pensili. L'interno della collegiata è barocco, conserva una pala d'altare dipinta da Fermo Stella da Caravaggio nel 1547 e l'urna col corpo di san Vito martire, patrono di Omegna.
Ponte Antico
Il Ponte Antico, costruito nel XV secolo è composto da due archi (uno dei quali a corda circolare e poco pronunciato) e ha una pila centrale che posa sopra un macigno nel mezzo dello Strona. Come la maggior parte dei ponti medievali esso è caratterizzato dalla struttura in salita e discesa.
Porta della Valle [modifica]
La Porta Romana o Porta della Valle, costruita intorno al 1100 d.C., è quanto resta delle cinque porte che conducevano in Omegna in età medievale: Maggiore, Salera, Segnara, Castello, Valle. Da questa porta partiva una strada che conduceva in Valle Strona, attraverso il Ponte Antico.
Museo arti ed industria "Forum"
Sorge su una parte dell'area occupata dall'acciaieria Cobianchi, poi Pietra SpA. La riconversione è stata curata dall'Atelier Mendini, che ha trasformato le strutture, pur conservandone le forme esterne, con un intervento basato sull'uso del colore e della forma. Il museo intende promuovere la ricerca sulla storia dell'industrializzazione della città di Omegna e nel Cusio. Espone la storia dell'industria del casalingo, con oggetti forniti dalle famose industrie della città (Piazza, Bialetti, Alessi, Lagostina, Girmi), che per anni è stata la capitale italiana della produzione di pentole a pressione, caffettiere, bollitori, elettrodomestici ecc.
PERNOTTAMENTO
DOVE DORMIRE
COUNT DOWN G.F. LAGO D'ORTA