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Fauniera-Colle dei Morti

I viaggi del Randonneur 2011

I VIAGGI del 2010

FAUNIERA-COLLE DEI MORTI (2.480 m.):
I MONTI DI DIO


di Marco Fortis

Nei pressi del Santuario di San Magno in Valgrana c'è un cartello su una curva che recita così: "Scendi adagio! Conserva la serenità del Santuario e dei monti di Dio". A me, per la verità, questo invito non serve granché, visto che in discesa sono prudentissimo. Ma la serenità del Santuario di San Magno mi è stata invece molto utile e consolatoria salendo in bici verso il Colle dei Morti-Fauniera in una calda e serena giornata settembrina. Una scalata stupenda, dal versante di Pradleves, piccola cittadina cuneese che si vanta giustamente di essere la capitale del raro formaggio Castelmagno (ottimo se stagionato oltre i 18 mesi). Una salita in una solitudine estrema, soltanto con il monumento dedicato al grande Marco Pantani a tenermi compagnia una volta arrivato al valico. Una scalata nel silenzio dei monti di Dio alla nostalgica riscoperta dei luoghi che avevo attraversato in occasione della Granfondo Fausto Coppi del 2006, una settimana prima che l'Italia vincesse i mondiali di calcio in Germania. Allora ero salito al Fauniera da Ponte Marmora superando il Col d'Esischie, dopo aver già scalato in precedenza il Colle di Sampeyre: anni d'oro, quelli, in cui le mie gambe sembravano non conoscere fatica. Tant'è che sette giorni dopo avrei salito in un solo giorno tutti i tre versanti del Mont Ventoux a caccia del prestigioso brevetto dei "Forzati".
La salita al Colle dei Morti-Fauniera da Pradleves è diventata una leggenda del ciclismo. Qui è transitato varie volte anche il Giro d'Italia, in una delle quali alla fine Pantani sarebbe stato assoluto protagonista di tappa se non fosse caduto poco dopo scendendo dal successivo Colle di Sampeyre, il giorno prima della sua ultima fuga senza successo alla Cascata del Toce. Al Colle dei Morti (che è il vero nome del Fauniera, che è solo un monte sovrastante il valico) si può salire da tre versanti, uno più bello dell'altro. Quello da Ponte Marmora è il più facile, si fa per dire. Si sale prima al Col d'Esischie, poi si gira a destra, si fiancheggia il Colle del Vallonetto e in meno di un chilometro si arriva al valico: tre colli oltre i 2.000 metri in breve distanza l'uno dall'altro. Il secondo versante è quello di Demonte (da me fatto in discesa nel 2006): più duro, con frequenti cambi di pendenza ed un finale caratterizzato da un arido e desolato paesaggio roccioso. Ma probabilmente la scalata più impegnativa è la terza, quella che descrivo oggi, da Pradleves. Tanti, infatti, sono i passaggi impegnativi, oltre il 12% sino a punte superiori al 15%, con diversi chilometri caratterizzati da una pendenza media sempre superiore al 10%. Il Fauniera da Pradleves non è faticoso come gli ultimi dieci chilometri del Colle dell'Agnello da Sampeyre (secondo per altitudine in Italia solo allo Stelvio) ma poco ci manca.
Lasciata l'auto a Pradleves, dopo qualche incertezza su come vestirmi (in particolare se tenere i pantaloncini corti o mettermi quelli lunghi) inizio la salita rinfrescato da una gelida brezza che scende dai monti. I primi sei chilometri, incassati nella valle, sono relativamente pedalabili. Poi, poco prima della località Campomolino, inizia il tratto più duro, quello che porta fino al Santuario di San Magno. Diversi castelli segnaletici non lasciano dubbi sulle pendenze di alcuni tronconi e tornanti, che superano il 15%.
Poco prima di arrivare al Santuario si supera il rifugio "Tana della marmotta" posto su un ampio e spettacolare curvone. Mi fermo per una foto con l'autoscatto. Il cielo è azzurro, il sole scalda e tempera l'aria frizzantina. Tutto procede bene se non fosse per un sottile velo di malinconia. Sarà forse per gli anni che passano o per quel ricordo di Pantani che scattava invano verso la Cascata del Toce, con la valle scossa dal boato della folla entusiasta, prima di essere implacabilmente raggiunto da Simoni e altri corridori. Le gambe girano bene ma sento chiaramente che non sono più quelle di una volta, proprio come quelle di Pantani quel giorno: tempus fugit…
Dopo un Km in relativo falsopiano la salita torna a farsi dura. Non si incontrano più muri impegnativi ma la pendenza non molla mai. Si costeggiano diversi alpeggi con mucche e maiali. Il mio timore, come sempre, è per i cani pastore, memore degli assalti degli aggressivi cani pirenaici che ho subito lo scorso anno sul Col d'Aubisque. L'ultimo alpeggio lo si attraversa, letteralmente, perché la strada si incunea tra due stalle pericolanti. L'asfalto è rovinato e ricoperto di terra e di "bulacche". Occorre destrezza per non restare impantanati nella sporcizia con le sottili ruote della specialissima.
Gli ultimi tronconi si dirigono con alcuni rettilinei e ampi curvoni verso il Col d'Esischie che però si lascia sulla destra proseguendo diritti verso il Fauniera. Arrivo al Colle dei Morti in breve tempo. Sul valico hanno piazzato un nuovo cartello. Il monumento dedicato a Marco Pantani svetta tra le montagne in assoluta solitudine, la stessa del grande campione in carne ed ossa.
Dopo qualche foto sul passo intraprendo la via del ritorno. Faccio però una rapida puntata anche al Col d'Esischie dove gli organizzatori della Granfondo Fausto Coppi nel 2007 hanno posto un cippo celebrativo. La discesa dai monti di Dio è velocissima e la prudenza è davvero d'obbligo. Vari tornanti sono stati dedicati a grandi protagonisti del ciclismo. Mi fermo in prossimità di quello dedicato a Charly Gaul per ammirare il panorama della valle e scattare un'ultima foto, prima di buttarmi nuovamente a precipizio, ma con prudenza, verso il Santuario di San Magno e Pradleves.


10/09/2010 FAUNIERA - COLLE DEI MORTI

FOTO DI MARCO

Da Wikipedia

Colle Fauniera
Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.


Il Colle di Fauniera, o Colle dei Morti, (2.480 m s.l.m.) è un valico alpino situato nelle Alpi Cozie in Piemonte.

Mette in comunicazione la Valle Grana con il Vallone dell'Arma (laterale della valle Stura di Demonte). Si trova al culmine della Valle Grana, famosa per il Santuario di San Magno. Il funesto nome di Colle dei Morti fu attribuito dopo una sanguinosa disfida avvenuta nel secolo XVII tra truppe franco-ispaniche e piemontesi nel valloncello poco distante (Vallone dei Morti).

È stato scalato una volta al Giro d'Italia, esattamente nel 1999 (con successiva discesa verso Demonte) nella tappa Bra - Borgo San Dalmazzo vinta dal bergamasco Paolo Savoldelli.


Charly Gaul

Charly Gaul (Pfaffenthal, 8 dicembre 1932 – Lussemburgo, 6 dicembre 2005) è stato un ciclista su strada e ciclocrossista lussemburghese. Viene da molti considerato come il miglior "grimpeur" della storia del ciclismo.

Carriera
Passato professionista nel 1951 esplose nel Tour de France del 1955, dove conquistò la maglia a pois come miglior scalatore. Fu arrampicatore ineguagliabile, soprannominato angelo della montagna per la facilità con la quale riusciva ad affrontare le salite usando rapporti molto leggeri, ma anche uomo di carattere ombroso, lunatico, soggetto a grandi cali di tensione che spesso lo portarono a clamorose controprestazioni.
Sapeva esaltarsi soprattutto in condizioni atmosferiche particolarmente inclementi. Fu così nella celebre tappa Merano-Monte Bondone, nel Giro d'Italia del 1956, quando in una giornata da tregenda, con neve e freddo tipicamente invernali, arrivò al traguardo con quasi 8 minuti di vantaggio sul secondo classificato (Alessandro Fantini) e più di 12 minuti su Fiorenzo Magni (che con una spalla fratturata reggeva il manubrio con un laccio stretto fra i denti). Gaul risalì così dal 24º posto che occupava alla partenza della tappa al 1º, primato che difese poi con successo fino all'arrivo a Milano.
Nel 1957 perse il Giro di Italia, quando durante una tappa confidando sul suo vantaggio si fermò a fare pipì e venne impietosamente attaccato dai suoi maggiori rivali (Louis Bobet e Gastone Nencini in testa).
L'anno successivo, per tutta risposta, pur avendo ceduto il Giro d'Italia ad Ercole Baldini, vinse il Tour de France. La vittoria al Tour arrivò negli ultimi giorni di gara. Nella 21.ma tappa da Briançon ad Aix-les-Bains (219 km, con cinque colli), Gaul attaccò subito sul primo colle, e fu una lunga fuga solitaria e vincente. Non riuscì a prendere la maglia gialla che fu indossata dall’italiano Vito Favero arrivato terzo, a oltre dieci minuti, ma due giorni dopo, vincendo la lunga cronometro da Besançon a Digione, riuscì a indossare la maglia gialla e a vincere il Tour.
Con la vittoria al Giro del 1959 vendicò lo "sgarbo" di cui era stato vittima l'anno prima. Anche in questo caso la vittoria fu ottenuta da Gaul con un'impresa epica. Era il 6 giugno 1959, penultima tappa del Giro, da Aosta a Courmayeur, in maglia rosa era Jacques Anquetil, Gaul attaccò sul colle del Piccolo San Bernardo e il francese andò subito in crisi; all'arrivo il ritardo di Anquetil fu di nove minuti. Il francese giunse al traguardo stravolto, così come anche Gaul che non partecipò nemmeno alla cerimonia di premiazione. Il Giro fu vinto con un vantaggio di 6 minuti e 12 secondi su Anquetil.
Nel suo palmares compaiono anche altre corse a tappe di minor prestigio come tre Giri del Lussemburgo, un giro delle Sei Province e un Giro del Sud-Est. Si è piazzato 2 volte terzo al Giro (1958 e 1960) e al Tour (1955 e 1961), vincendo un totale di 11 tappe nella corsa rosa e 10 tappe in quella francese.
Nelle corse in linea, nelle quali era appunto soggetto a fatali cali di concentrazione, non ottenne invece mai grandi risultati ad eccezione di sei titoli nazionali (ma in Lussemburgo non aveva ovviamente rivali) e di un decoroso campionato del mondo, al Sachsenring nel 1954, quando finì terzo preceduto da Bobet e Fritz Schär.
Si cimentò anche, con lusinghieri risultati, nel ciclocross assicurandosi due titoli nazionali, nel 1954 e nel 1962.
Si ritirò nel 1962, poco dopo essere diventato per l'ennesima volta campione nazionale del Lussemburgo.
Dopo il ritiro ebbe diverse vicissitudini personali. Si occupò senza successo della gestione di una birreria, ed ebbe problemi di alcolismo da cui riuscì poi a risollevarsi. Fu quindi assunto come dipendente del Museo dello sport del Lussemburgo.
L'ultima occasione in cui apparve pubblicamente fu ai funerali di Marco Pantani a Cesenatico.


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